Riabilitazione Nutrizionale

Riabilitazione Nutrizionale

LA RIABILITAZIONE NUTRIZIONALE

La gestione dell’alimentazione è parte integrante del trattamento. A Villamare si consumano 5 pasti al giorno, 3 pasti principali e 2 spuntini.
All’ingresso gli ospiti hanno un incontro con la nutrizionista che li aiuta a pesarsi e a misurare l’altezza. Questi dati servono ad interpretare il livello del proprio peso calcolando l’indice di massa corporea (IMC), che si ottiene dividendo il peso attuale (in kg) per il quadrato dell’altezza (in metri).
La classificazione dell’IMC secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è la seguente:

Classificazione IMC

  • Significativamente sottopeso < 17,5
  • Sottopeso 17,5-18,4
  • Normopeso basso 18,5-19,9
  • Normopeso 20,0-24,9
  • Sovrappeso 25-29,9
  • Obesità lieve I classe 30,0-34,9
  • Obesità moderata II classe 35,0-39,9
  • Obesità grave III classe >40,0

A seconda del IMC dell’ospite si seguono percorsi riabilitativi differenti.

PROGRAMMA PER GLI OSPITI SOTTOPESO
Se un paziente è sottopeso (IMC≤ 18.5) il suo obiettivo è arrivare a raggiungere un IMC tra 19.0 e 20.0. Si tratta di un peso basso che però non contribuisce al mantenimento del problema alimentare. Questo intervallo di IMC, infatti, può essere mantenuto senza restrizione dietetica, non è associato a sintomi da malnutrizione e permette una normale vita sociale. Il ritmo con il quale avviene il recupero del peso è tra 1 kg e 1,5 kg alla settimana. Per ottenere un recupero ottimale l’ospite segue il seguente piano alimentare:
– prima settimana: menù da 1500 kcal al giorno (la nutrizionista può decidere di prescrivere una dieta con un più basso contenuto calorico se c’è il rischio di sviluppare complicazioni mediche associate alla sindrome da rialimentazione);
– seconda settimana: menù da 2000 kcal al giorno;
– terza settimana: menù da 2500 kcal al giorno.
Questi tre passaggi di menù avvengono indipendentemente dalle variazioni del peso corporeo. Dopo la terza settimana, invece, le modificazioni della dieta vengono programmate adottando le seguenti linee guida:
1) Se il peso aumenta tra 1 kg ed 1,5 kg la settimana si mantiene un menù con lo stesso contenuto calorico della settimana precedente;
2) Se il peso aumenta meno di 1 kg la settimana si aggiungono 500 Kcal al menù precedente;
3) Se il peso aumenta più di 1,5 kg la settimana, il si riduce di 250 kcal.

Quando viene raggiunto un IMC di 18.5 si iniziano a ridurre le calorie contenute nella dieta (250 kcal al giorno in meno rispetto alla settimana precedente) per consentire al peso di avvicinarsi gradualmente al IMC compreso tra 19 e 20. Quando il peso si stabilizza tra un IMC compreso tra 19 e 20 si seguono le indicazioni per affrontare la restrizione dietetica cognitiva e per mantenere il peso, adottando linee guida alimentari in modo elastico.

PROGRAMMA PER GLI OSPITI NORMOPESO/SOVRAPPESO
Se un ospite presenta un normopeso o un sovrappeso ed è affetto da bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata il primo obiettivo della riabilitazione nutrizionale è quello di far cessare le abbuffate e le condotte improprie di compensazione od eliminazione. Per questo scopo il paziente deve da subito affrontare un’alimentazione completa, varia e soddisfacente anche dal punto di vista edonistico dal momento che le abbuffate spesso sono scatenate dalle privazioni e dalla frustrazione alimentare. Esiste infatti un legame tra restrizione alimentare e perdita del controllo con relativa abbuffata. Una volta raggiunti una migliore consapevolezza e un buon controllo della funzione alimentare la dieta viene adeguata alle esigenze nutrizionali dell’ospite. La frequenza dei pasti è uguale a quella dei pazienti sottopeso (colazione-spuntino-pranzo-merenda-cena) con un menù vario e bilanciato che segue le Linee Guida per una Sana Alimentazione.

L’ALIMENTAZIONE MECCANICA
Per ridurre l’ansia nei confronti del cibo e la paura di perdere il controllo del peso, i pazienti a Villamare si alimentano “meccanicamente”: mangiare meccanicamente significa considerare il cibo come una “medicina”. Consumare i pasti in modo “meccanico” vuol dire evitare di farsi influenzare da stimoli esterni o emozioni, senso di fame, sazietà, pienezza. I vantaggi dell’alimentazione pianificata e meccanica sono numerosi: sperimentando che il peso aumenta in modo prevedibile e controllato gli ospiti perdono presto la convinzione che mangiando certi cibi e certe quantità di alimenti “non hanno più il controllo ed il peso aumenta in modo smisurato”.

I TRE TAVOLI
A Villamare i pasti vengono preparati all’interno della cucina della struttura e serviti e consumati nella sala da pranzo con gli altri ospiti e sotto l’assistenza di almeno un operatore che stimola ed aiuta continuamente il paziente a mettere in pratica l’alimentazione meccanica.
Sono previsti 3 tavoli con regole e livelli di autonomia diversi; gli ospiti passano da un tavolo all’altro mano a mano che raggiungono gli obiettivi del trattamento e procedono nel percorso terapeutico.

Tavolo 1. Tutti gli ospiti iniziano da questo tavolo dove si mettono in pratica le regole dell’alimentazione meccanica. È sempre presente almeno un operatore che segue l’ospite e lo aiuta a superare eventuali ostacoli nella consumazione dei pasti; nell’ora successiva ad ogni pasto si rimane seduti in compagnia degli altri pazienti e si partecipa alla attività distraenti.

Tavolo 2. Si passa a questo tavolo quando si è molto vicini o si è raggiunto l’obiettivo del peso e quando i check dell’alimentazione sono stati interrotti. L’ospite può scegliere tra due menù diversi ad equivalente contenuto calorico, si ha maggiore autonomia durante il pasto, si iniziano ad utilizzare autonomamente alcuni condimenti, l’assistenza da parte degli operatori è minore e non è più obbligatorio rimanere seduti durante l’ora successiva ai pasti. Si comincia inoltre a consumare alcuni pasti fuori dalla struttura e a trascorrere alcuni giorni a casa.

Tavolo 3. A questo tavolo si ha massima autonomia nella gestione del pasto. È distaccato dagli altri per mezzo di un divisorio e gli operatori non intervengono durante l’assunzione dei pasti. I pazienti sporzionano autonomamente il cibo e utilizzano tutti i condimenti al fine di verificare la tenuta dei progressi fatti.

LA RESTRIZIONE DIETETICA COGNITIVA
Una volta raggiunta la soglia minima di IMC non esiste più il problema della vera e propria restrizione calorica e la necessità di recuperare il peso, ma spesso si mantengono livelli più o meno accentuati di restrizione dietetica cognitiva, che si verifica quando una persona prova a limitare l’assunzione di cibo per controllare il peso e la forma del corpo, indipendentemente dal fatto che il tentativo produca un deficit di calorie (come ad esempio, saltare il pasto, eliminare molti alimenti, ridurre porzioni, avere regole dietetiche molto rigide, etc.).
Per intervenire sulla restrizione dietetica cognitiva si devono:
• identificare le regole dietetiche che il paziente si è imposto;
• identificare i cibi che il paziente evita;
• individuare i check dell’alimentazione (ad esempio pesare ripetutamente il cibo, guardare le etichette degli alimenti, contare le calorie, etc.).
Per quanto riguarda le regole dietetiche se ne deve per prima cosa analizzare la funzione (es. mantenere il peso, perdere peso), poi bisogna trasformarle in assunzioni (es. “devo mangiare meno degli altri” può essere trasformata nell’assunzione “e se non mangio meno degli altri?”), analizzare queste assunzioni e valutare sia le conseguenze negative che positive, i vantaggi e gli svantaggi e infine provare a rompere le regole dietetiche per vedere se accadrà quanto si teme. Questo lavoro viene svolto principalmente a partire dal secondo tavolo con l’aiuto della nutrizionista.
I check dell’alimentazione vengono invece affrontati sin da subito tramite l’alimentazione meccanica e la compilazione della Scheda di Monitoraggio in tempo reale che ha l’obiettivo di far diventare il paziente consapevole del suo comportamento e facilitarne l’immediata interruzione.